Archive for maggio 2010

Pio Galli. Vivere da una parte sola.

maggio 31, 2010

Dall’incontro con Pio Galli, storico leader della FIOM – CGIL, ho tratto quattro straordinari documenti filmati in cui il politico, ma soprattutto la straordinaria persona parla del suo impegno nella Resistenza prima e nel Sindacato dopo la fine della guerra.
Questa intervista mi ha fatto molto riflettere e per me ha rappresentato molto più che un incontro di un paio d’ore. Per me è qualcosa di davvero molto prezioso.

Documento 1: La scelta di “andare con i partigiani” [on youtube]
Documento 2: Resistenza e Movimento operaio [on youtube]
Documento 3: Il valore della Resistenza oggi [on youtube]
Documento 4: Una vita dalla parte dei lavoratori [on youtube]

  • Il libro “Da una parte sola. Autobiografia di un metalmeccanico” su IBS [link]
  • La Scelta. Riviviamo con Pio Galli il difficile momento della scelta di andare in montagna con i partigiani [see google doc]

    Pio Galli. Una vita dalla parte dei lavoratori. [see google doc]

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    La 55ª Brigata garibaldina “F.lli Rosselli”

    maggio 31, 2010

    Da Wikipedia.org:

    La 55ª Brigata d’assalto garibaldina F.lli Rosselli è una brigata partigiana nata ufficialmente il 2 settembre 1944; faceva parte della 2ª Divisione d’Assalto Garibaldina Lombardia insieme ad altre 2 formazioni partigiane: la 86ª Brigata Issel e la 89ª Brigata Poletti. La Brigata operò nella Valsassina (Val Biandino, Val Gerola, Legnone) e nella Bassa Valtellina, effettuando varie azioni contro i presidi fascisti della zona. I nazi-fascisti non tollerarono questa situazione e così, ai primi di ottobre, lanciarono una grande operazione di rastrellamento e rompere con il terrore il filo di solidarietà che legava i partigiani alla popolazione.

    La brigata si trovò in difficoltà e, per evitare l’accerchiamento, iniziò una manovra di sganciamento che la portò ad attraversare varie vallate: Val Biandino, Val Gerola, Piana di Morbegno, Val dei Ratti e infine la Val Codera. Qui la situazione divenne drammatica, perché la Brigata si trovò senza viveri in pieno inverno mentre le avanguardie fasciste si avvicinavano. In Val Codera si radunarono anche altre formazioni. I comandi partigiani scelsero, insieme agli uomini, di lasciare l’Italia e sconfinare in Svizzera, attraverso il Passo della Teggiola (2490 mt). I partigiani partirono la sera del 30 novembre 1944 con condizioni climatiche avverse: Val Codera e il Passo della Teggiola erano infatti innevati. La Brigata raggiunse Bondo, il primo paese svizzero dopo il Passo, a partire dalle 7 del mattino del 1 dicembre. La ritirata, iniziata il 10 ottobre 1944, in Val Biandino, si concluse il 1 dicembre 1944, a Bondo, in Svizzera.

    In seguito i partigiani furono internati in campi di prigionia svizzeri. Alcuni riuscirono a fuggire e rientrare nel nostro Paese per ricostruire la Brigata e continuare la guerra di liberazione.

    Nel 1945 la Brigata, insieme ad altre formazioni, rioccupò la Valsassina ed entrò a Lecco il 27 aprile.

    La storia della Rosselli raccontata per immagini:

    Il sito commemorativo della Brigata è: http://www.55rosselli.it/

    Storia in pillole del sindacato a Lecco

    maggio 29, 2010

    In questa ricerca abbiamo già incontrato diverse persone che in seguito alla Resistenza hanno continuato il loro impegno civico all’interno del sindacato. Riviviamo quegli anni attraverso una serie di avvenimenti che hanno fatto la storia della CGIL nel lecchese.

    Vando Aldrovandi. Il partigiano, il libraio, il democratico animatore culturale

    maggio 28, 2010

    Di lui fu scritto:

    Era il coraggio e la battaglia.
    Era la pace e le colombe di Picasso.
    Era l’intelligenza e la tolleranza.
    Era il rischio e la calma.
    Era l’amicizia e il pudore dell’amicizia stessa.

    Era l’uomo di una sola idea
    ma cosciente che il mondo ha bisogno di tutte le idee


    Nella memoria di Angela Guzzi:

    “Il suo aspetto rassicurante, la sua capacità di convincimento lo favorirono nel trovare fra la gente del lecchese, della Valsassina e delle vallate circostanti, non solo simpatie e amicizie, ma appoggio concreto, quell’appoggio che fu indispensabile per organizzare i primi gruppi di cosiddetti sbandati”. “Nel silenzio della sera, quando una certa calma regnava nelle formazioni, Al raccoglieva i suoi partigiani, anche se stanchi, affamati, molte volte sfiduciati, iniziava il sermone, così lo chiamavano, ricordando che la lotta di Resistenza, anche se durissima e sanguinosa, non doveva essere chiamata guerra, ma lotta per la conquista della libertà e della giustizia, col significato di democrazia, ossia di partecipazione popolare alla vita e al progresso del paese, nel pieno rispetto delle idee politiche di ciascuno”.

    Il suo ritratto: [see google doc]

    Pino Galbani. Dalla Bonaiti a Gusen

    maggio 24, 2010

    Galbani è uno dei 22 lecchesi che furono deportati in Germania in seguito agli scioperi del 1944.
    La sua è stata una Resistenza alla morte, una lotta per la sopravvivenza.

    Dal suo racconto traiamo queste parole sulla terribile vita nel campo di concentramento:

    Raccontare della deportazione per me che l’ho vissuta non è tanto piacevole, vuol dire parlare di dolore, di sofferenza, di atrocità vissuta sul proprio corpo e sul corpo degli altri. Nel campo la vita cominciava al mattino presto e terminava alle 6 di sera; però non è detto che terminato il lavoro si poteva stare tranquilli. Di mattina c’era il controllo dei pidocchi, chi ne aveva doveva andare a fare il bagno. C’era sempre qualcosa, non si poteva stare dieci minuti in santa pace. Anche di notte, i tedeschi ci svegliavano, ci facevano uscire dalla baracca e ci facevano stare fuori all’aperto a fare ginnastica, anche se pioveva o nevicava. Poi al mattino alla 4 e mezza c’era la sveglia. Immaginatevi… in una baracca ci stavano dalle 300 alle 400 persone. Uscivamo tutti per andarci a lavare senza sapone, senza niente, non avevamo neppure di che asciugarci. Usavamo la camicia anche se era sporca. Poi si rientrava, bisognava vestirsi in tutta fretta.

    L’intervista a Pino Galbani: [see google doc]

    Ricordi di Bruno Sacerdoti

    maggio 24, 2010

    Sono uno che nella vita è sempre riuscito a fare tutto quello che ha voluto e adesso, che è venuto il momento di tracciare un bilancio, dico che nella mia vita mi sono divertito.

    Ho deciso di raccontare la mia storia e le mie esperienze ai giovani che, per loro fortuna, non correranno il rischio che i più terribili di questi eventi si ripetano.

    Nel libro “Frammenti di Vita”, Bruno Sacerdoti, uno dei più noti sindacalisti della Cgil, racconta la sua vita, dall’esilio in Svizzera alla resistenza, e tutto il suo lavoro nelle varie branche dell’organizzazione e nella federazione sindacale mondiale, per cui visse a Praga e viaggiò in molti paesi. Terminò la carriera, curando la formazione sindacale.

  • Frammenti di vita ricordi di Bruno Sacerdoti, pubblicazione a cura di Antonia Barone, Como, Associazione Editrice Filò, 1997

    Ricordi di Bruno Sacerdoti [see google doc]

  • Ferruccio Lavelli. Raccontando un nonno particolare

    maggio 21, 2010

    Questa è la storia di un nonno, di uno che è stato antifascista per tutta la vita.

    Questo ritratto non è il risultato di una semplice intervista, o almeno non solo, è un concentrato delle sensazioni e dei racconti che una nipote ha ascoltato negli anni.

    Lecchese di nascita, mio nonno diede il suo contributo alla Resistenza sulle montagne della Valtellina. E’ riportata qui sotto la testimonianza riguardo a quei giorni di guerra trascorsi in montagna.

    Sono racconti che mi è capitato di sentire molte volte e che mi sono rimasti impressi nella memoria. Le parole scritte non possono trasmettere il fervore e qualche volta l’amarezza con qui mio nonno parla di queste vicende.

    Si tratta di una esperienza che, come dimostra questo sito, è stata l’esperienza di molti che hanno condiviso il lungo percorso verso un’Italia di pace, diritti e democrazia, iniziato con la Resistenza e continuato nel dopoguerra nelle fabbriche.

    Il racconto di Ferruccio Lavelli [see google doc]
    La prima pagina di “La Voce di Lecco” sulla vertenza Faini [link]

    Vera. Semplicemente

    maggio 21, 2010

    Un post tutto per lei.
    Vera Ciceri.
    Vera, nel penitenziario femminile di Perugia, la più severa delle tre case di pena femminili in Italia sconterà quattro anni di pena; tre le saranno condonati, sarà libera quindi nel giugno del 1941.
    Dopo la dura esperienza del carcere: la Resistenza, sempre a fianco del suo compagno di vita e di lotte Gaetano.

    Giancarla Pessina, Presidente ANPI Lecco, la ricorda con affetto sia come amica, la “zia Vera” che come politico.
    Particolarmente emozionante mi è sempre sembrato il racconto che Vera fa del suo incontro con Gaetano, rilasciato alcuni anni dopo di lei.

    Cercavo di raccogliere qualcosa per il suo ritorno, e mi davo da fare anche per trovare un buco dove andare ad abitare. Arrivo alla stazione la sera col sacchetto della farina in mano, scendo dal treno e sento una voce dietro che dice: “Signora, vuole che l’aiuti?”. M’è caduto il sacchetto di mano, avevo riconosciuto la sua voce. Mi volto e me lo vedo davanti, ancora vestito da carcerato, senza matricola, ma con l’abito a strisce che gli avevano fatto in carcere, e calzava un paio di zoccoli.

    Leggi alcune sue riflessioni su quegli anni [see google doc]

    Conversando con Giancarla Pessina, Presidente ANPI

    maggio 21, 2010
  • Giancarla Riva Pessina si è sempre occupata di scuola ed è stata per anni rappresentante dei genitori. Ha alle spalle una lunga militanza nel PSI e dal 1980 è componente del comitato direttivo dell’ANPI. Da due anni ricopre la carica di Presidente dell’ANPI di Lecco.

  • Abbiamo chiesto alla sig.ra Pessina quali sono stati gli aspetti che hanno determinato il suo impegno civile che è durato tutta una vita. Inoltre Giancarla Pessina ci ha raccontato i motivi che, secondo lei, rendono importante, ancora oggi, parlare di antifascismo.


    Continuo a ritenere importante ANPI perchè ritengo importante il concetto di antifascismo. L’antifascismo è un’ideologia, è una forma mentis. C’è proprio una ragione politica e, dentro di me, ci sono cose che ho sempre rifiutato: la divisa, le grandi parate. E se devo essere sincera ho sempre rifuggito anche le grandi manifestazioni “a sinistra”.

    Io ho militato nei Giovani Socialisti e ho svolto una certa attività in questo partito, fino a quando si costituì lo PSIUP. Poi non mi sono più iscritta perchè i partiti erano strutture monolitiche, si parlava delle cosiddette “cinghie di trasmissioni”, c’era una specie di lunga mano. A me queste cose non piacevano, preferivo l’impegno sindacale o nella società civile perchè sentivo una maggiore autonomia.

    Quando sono entrata nel comitato ANPI si cominciava a sentire il bisogno di andare a portare delle esperienze di antifascismo nelle scuole. Sentivo di fare della politica un servizio. Sentivo la politica come una necessità per la vita. Non capivo il fare politica per la carriera.

    Il secondo video dell’intervista a Giancarla Pessina è su Youtube: http://www.youtube.com/watch?v=Yso0jy2-o4U

    Leggi le riflessioni di Giancarla Pessina [see google doc]

    Luisa Denti Sacerdoti

    maggio 21, 2010

    Luisa nacque a Lecco. Suo padre era un antifascista e sua madre non aveva donato la fede quando il Duce la richiese a tutte le donne italiane per finanziare l’impresa bellica.
    Racconta che la gente, per paura, non solidarizzava con gli antifascisti, ma il giorno del funerale di suo padre si trasformò in una grande manifestazione antifascista poiché partecipare a quel funerale civile era come prendere una posizione. Era il 1943 e Luisa iniziava la sua attività all’interno della Resistenza.
    Il suo ruolo era quello di staffetta prima tra Lecco e Como, poi verso la Valtellina oppure in direzione di Milano.
    Dalle sue parole si percepisce la vibrante agitazione che doveva accompagnare Luisa in tutti i suoi viaggi.

    La sua storia: [see google doc]