Archive for the ‘Donne Resistenti’ Category

Vera. Semplicemente

maggio 21, 2010

Un post tutto per lei.
Vera Ciceri.
Vera, nel penitenziario femminile di Perugia, la più severa delle tre case di pena femminili in Italia sconterà quattro anni di pena; tre le saranno condonati, sarà libera quindi nel giugno del 1941.
Dopo la dura esperienza del carcere: la Resistenza, sempre a fianco del suo compagno di vita e di lotte Gaetano.

Giancarla Pessina, Presidente ANPI Lecco, la ricorda con affetto sia come amica, la “zia Vera” che come politico.
Particolarmente emozionante mi è sempre sembrato il racconto che Vera fa del suo incontro con Gaetano, rilasciato alcuni anni dopo di lei.

Cercavo di raccogliere qualcosa per il suo ritorno, e mi davo da fare anche per trovare un buco dove andare ad abitare. Arrivo alla stazione la sera col sacchetto della farina in mano, scendo dal treno e sento una voce dietro che dice: “Signora, vuole che l’aiuti?”. M’è caduto il sacchetto di mano, avevo riconosciuto la sua voce. Mi volto e me lo vedo davanti, ancora vestito da carcerato, senza matricola, ma con l’abito a strisce che gli avevano fatto in carcere, e calzava un paio di zoccoli.

Leggi alcune sue riflessioni su quegli anni [see google doc]

Conversando con Giancarla Pessina, Presidente ANPI

maggio 21, 2010
  • Giancarla Riva Pessina si è sempre occupata di scuola ed è stata per anni rappresentante dei genitori. Ha alle spalle una lunga militanza nel PSI e dal 1980 è componente del comitato direttivo dell’ANPI. Da due anni ricopre la carica di Presidente dell’ANPI di Lecco.

  • Abbiamo chiesto alla sig.ra Pessina quali sono stati gli aspetti che hanno determinato il suo impegno civile che è durato tutta una vita. Inoltre Giancarla Pessina ci ha raccontato i motivi che, secondo lei, rendono importante, ancora oggi, parlare di antifascismo.


    Continuo a ritenere importante ANPI perchè ritengo importante il concetto di antifascismo. L’antifascismo è un’ideologia, è una forma mentis. C’è proprio una ragione politica e, dentro di me, ci sono cose che ho sempre rifiutato: la divisa, le grandi parate. E se devo essere sincera ho sempre rifuggito anche le grandi manifestazioni “a sinistra”.

    Io ho militato nei Giovani Socialisti e ho svolto una certa attività in questo partito, fino a quando si costituì lo PSIUP. Poi non mi sono più iscritta perchè i partiti erano strutture monolitiche, si parlava delle cosiddette “cinghie di trasmissioni”, c’era una specie di lunga mano. A me queste cose non piacevano, preferivo l’impegno sindacale o nella società civile perchè sentivo una maggiore autonomia.

    Quando sono entrata nel comitato ANPI si cominciava a sentire il bisogno di andare a portare delle esperienze di antifascismo nelle scuole. Sentivo di fare della politica un servizio. Sentivo la politica come una necessità per la vita. Non capivo il fare politica per la carriera.

    Il secondo video dell’intervista a Giancarla Pessina è su Youtube: http://www.youtube.com/watch?v=Yso0jy2-o4U

    Leggi le riflessioni di Giancarla Pessina [see google doc]

    Luisa Denti Sacerdoti

    maggio 21, 2010

    Luisa nacque a Lecco. Suo padre era un antifascista e sua madre non aveva donato la fede quando il Duce la richiese a tutte le donne italiane per finanziare l’impresa bellica.
    Racconta che la gente, per paura, non solidarizzava con gli antifascisti, ma il giorno del funerale di suo padre si trasformò in una grande manifestazione antifascista poiché partecipare a quel funerale civile era come prendere una posizione. Era il 1943 e Luisa iniziava la sua attività all’interno della Resistenza.
    Il suo ruolo era quello di staffetta prima tra Lecco e Como, poi verso la Valtellina oppure in direzione di Milano.
    Dalle sue parole si percepisce la vibrante agitazione che doveva accompagnare Luisa in tutti i suoi viaggi.

    La sua storia: [see google doc]

    Vittoria Bottani: finire in galera per un ideale

    maggio 21, 2010

    Vittoria nacque a Milano ma operò nella zona di Missaglia. Per la sua attività patriottica dovette scontare un lungo periodo in carcere, a San Vittore dove restò fino alla liberazione.
    Della Resistenza al femminile si parla poco purtroppo, in questo blog invece una vera e propria sezione è dedicata al contributo delle donne alla lotta di liberazione.
    Vittoria si esponeva quotidianamente al rischio di essere arrestata perchè a Missaglia c’era la sede della Brigata Nera, presso la casa dei Moneta a Caglio. Il comandante era Emilio Formigoni. I fascisti, e Vittoria lo ricorda molto bene, erano degli arroganti arraffoni. “Per arredare la loro sede hanno preso oggetti da tante case, da noi hanno portato via persino lo spargisale, il macinino del caffè, il portastuzzicadenti. Non solo i piatti, le posate e alcuni oggetti d’argento di valore che avevamo e che non ho mai più rivisto, nonostante ci avessero lasciato la lista delle cose prelevate”.
    Poi un giorno l’arresto.
    L’esperienza in carcere è stata durissima: prima di iniziare a mangiare le detenute dovevano rimuovere dalla superficie del brodo i vermiciattoli che dimoravano in quelle pietanze indecenti.

    La sua storia è narrata nel libro “La Resistenza rimossa – Storie di donne lombarde” di Erica Ardenti.
    Ho realizzato un documento che ricorda la sua storia: [see google doc]

    Gianna Rocca: una storia di coraggio

    maggio 12, 2010

    Gianna Rocca

    Gianna Rocca era impiegata presso l’ufficio anagrafe di Rovagnate. Uno dei suoi amici era il sig. Luzzu che suonava la fisarmonica e per questo aveva attirato l’attenzione di Gianna, poco più che ventenne.

    Ma oltre che essere un simpatico musicista, Luzzu era anche un partigiano e un giorno le chiese di falsificare delle carte di identità per alcuni partigiani della Val D’Ossola. Gianna accettò.

    Per una ventenne non era certo facile mascherare la tensione per non essere scoperta. Tra l’altro, spesso un brigadiere la fissava insistentmente ma i suoi probabili sospetti non si concretizzarono in accuse vere e proprie e Gianna Rocca continuò ad “aiutare l’Italia”, come dice nell’intervista.

    Video Intervista a Gianna Rocca

    Vera e Gaetano: un amore resistente

    maggio 12, 2010


    Gaetano Invernizzi e Francesca Ciceri, nota soprattutto con il nome di battaglia Vera, ne hanno passate tante insieme: dalla Resistenza, all’impegno politico.

    Gaetano era figlio di tappezzieri di Acquate, apparteneva a una famiglia radicale. Nel corso della Prima Guerra mondiale, entrando in contatto con la realtà di miseria e soprusi del proletariato, maturò la sua scelta socialista.
    Vera era invece di Rancio e all’età di 11 anni è già al lavoro in una fabbrica metallurgica.
    I due si conoscono alla fine della Prima guerra mondiale ma ben presto Gaetano è costretto dal fascismo a lasciare l’Italia a motivo delle sue idee “sovversive”. Vera lo raggiunge a Parigi dove si sposano. Negli anni trenta i due coniugi tornano spesso in Italia, svolgendo un ruolo attivo di antifascisti, nelle file del Partito Comunista. In URSS partecipano a un corso politico militare. Nel 1936 l’arresto. Gaetano viene condannato a 14 anni e Vera a 8, con l’accusa di cospirazione contro lo Stato e ricostituzione del Partito comunista.

    Vera sconta la pena a Perugia ed esce anticipatamente dal carcere grazie alla nascita dei figli del principe ereditario. Nel 1943 col marito sale in Erna a costituire la brigata partigiana “Carlo Pisacane” che verrà attaccata da soverchianti truppe tedesche nel primo rastrellamento d’autunno 1943.

    Raggiunta Milano, Invernizzi assume responsabilità sindacali sempre maggiori durante la clandestinità e poi a Liberazione avvenuta, ruoli di grande rilevanza anche sul piano dell’organizzazione sindacale mondiale.

    Vera Ciceri ci ha lasciato un esempio di coerenza e di forza d’animo non comuni grazie alla sua forza di carattere, animata da incrollabili principi.

    Per approfondire:
    Alasia, “Gaetano Invernizzi: dirigente operaio”, Milano, 1976, Vangelista Editore

    da questo libro abbiamo tratto alcuni passaggi significativi e davvero appassionanti