Archive for the ‘Storia Resistente’ Category

La 55ª Brigata garibaldina “F.lli Rosselli”

maggio 31, 2010

Da Wikipedia.org:

La 55ª Brigata d’assalto garibaldina F.lli Rosselli è una brigata partigiana nata ufficialmente il 2 settembre 1944; faceva parte della 2ª Divisione d’Assalto Garibaldina Lombardia insieme ad altre 2 formazioni partigiane: la 86ª Brigata Issel e la 89ª Brigata Poletti. La Brigata operò nella Valsassina (Val Biandino, Val Gerola, Legnone) e nella Bassa Valtellina, effettuando varie azioni contro i presidi fascisti della zona. I nazi-fascisti non tollerarono questa situazione e così, ai primi di ottobre, lanciarono una grande operazione di rastrellamento e rompere con il terrore il filo di solidarietà che legava i partigiani alla popolazione.

La brigata si trovò in difficoltà e, per evitare l’accerchiamento, iniziò una manovra di sganciamento che la portò ad attraversare varie vallate: Val Biandino, Val Gerola, Piana di Morbegno, Val dei Ratti e infine la Val Codera. Qui la situazione divenne drammatica, perché la Brigata si trovò senza viveri in pieno inverno mentre le avanguardie fasciste si avvicinavano. In Val Codera si radunarono anche altre formazioni. I comandi partigiani scelsero, insieme agli uomini, di lasciare l’Italia e sconfinare in Svizzera, attraverso il Passo della Teggiola (2490 mt). I partigiani partirono la sera del 30 novembre 1944 con condizioni climatiche avverse: Val Codera e il Passo della Teggiola erano infatti innevati. La Brigata raggiunse Bondo, il primo paese svizzero dopo il Passo, a partire dalle 7 del mattino del 1 dicembre. La ritirata, iniziata il 10 ottobre 1944, in Val Biandino, si concluse il 1 dicembre 1944, a Bondo, in Svizzera.

In seguito i partigiani furono internati in campi di prigionia svizzeri. Alcuni riuscirono a fuggire e rientrare nel nostro Paese per ricostruire la Brigata e continuare la guerra di liberazione.

Nel 1945 la Brigata, insieme ad altre formazioni, rioccupò la Valsassina ed entrò a Lecco il 27 aprile.

La storia della Rosselli raccontata per immagini:

Il sito commemorativo della Brigata è: http://www.55rosselli.it/

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Storia in pillole del sindacato a Lecco

maggio 29, 2010

In questa ricerca abbiamo già incontrato diverse persone che in seguito alla Resistenza hanno continuato il loro impegno civico all’interno del sindacato. Riviviamo quegli anni attraverso una serie di avvenimenti che hanno fatto la storia della CGIL nel lecchese.

Vera. Semplicemente

maggio 21, 2010

Un post tutto per lei.
Vera Ciceri.
Vera, nel penitenziario femminile di Perugia, la più severa delle tre case di pena femminili in Italia sconterà quattro anni di pena; tre le saranno condonati, sarà libera quindi nel giugno del 1941.
Dopo la dura esperienza del carcere: la Resistenza, sempre a fianco del suo compagno di vita e di lotte Gaetano.

Giancarla Pessina, Presidente ANPI Lecco, la ricorda con affetto sia come amica, la “zia Vera” che come politico.
Particolarmente emozionante mi è sempre sembrato il racconto che Vera fa del suo incontro con Gaetano, rilasciato alcuni anni dopo di lei.

Cercavo di raccogliere qualcosa per il suo ritorno, e mi davo da fare anche per trovare un buco dove andare ad abitare. Arrivo alla stazione la sera col sacchetto della farina in mano, scendo dal treno e sento una voce dietro che dice: “Signora, vuole che l’aiuti?”. M’è caduto il sacchetto di mano, avevo riconosciuto la sua voce. Mi volto e me lo vedo davanti, ancora vestito da carcerato, senza matricola, ma con l’abito a strisce che gli avevano fatto in carcere, e calzava un paio di zoccoli.

Leggi alcune sue riflessioni su quegli anni [see google doc]

Luisa Denti Sacerdoti

maggio 21, 2010

Luisa nacque a Lecco. Suo padre era un antifascista e sua madre non aveva donato la fede quando il Duce la richiese a tutte le donne italiane per finanziare l’impresa bellica.
Racconta che la gente, per paura, non solidarizzava con gli antifascisti, ma il giorno del funerale di suo padre si trasformò in una grande manifestazione antifascista poiché partecipare a quel funerale civile era come prendere una posizione. Era il 1943 e Luisa iniziava la sua attività all’interno della Resistenza.
Il suo ruolo era quello di staffetta prima tra Lecco e Como, poi verso la Valtellina oppure in direzione di Milano.
Dalle sue parole si percepisce la vibrante agitazione che doveva accompagnare Luisa in tutti i suoi viaggi.

La sua storia: [see google doc]

Vittoria Bottani: finire in galera per un ideale

maggio 21, 2010

Vittoria nacque a Milano ma operò nella zona di Missaglia. Per la sua attività patriottica dovette scontare un lungo periodo in carcere, a San Vittore dove restò fino alla liberazione.
Della Resistenza al femminile si parla poco purtroppo, in questo blog invece una vera e propria sezione è dedicata al contributo delle donne alla lotta di liberazione.
Vittoria si esponeva quotidianamente al rischio di essere arrestata perchè a Missaglia c’era la sede della Brigata Nera, presso la casa dei Moneta a Caglio. Il comandante era Emilio Formigoni. I fascisti, e Vittoria lo ricorda molto bene, erano degli arroganti arraffoni. “Per arredare la loro sede hanno preso oggetti da tante case, da noi hanno portato via persino lo spargisale, il macinino del caffè, il portastuzzicadenti. Non solo i piatti, le posate e alcuni oggetti d’argento di valore che avevamo e che non ho mai più rivisto, nonostante ci avessero lasciato la lista delle cose prelevate”.
Poi un giorno l’arresto.
L’esperienza in carcere è stata durissima: prima di iniziare a mangiare le detenute dovevano rimuovere dalla superficie del brodo i vermiciattoli che dimoravano in quelle pietanze indecenti.

La sua storia è narrata nel libro “La Resistenza rimossa – Storie di donne lombarde” di Erica Ardenti.
Ho realizzato un documento che ricorda la sua storia: [see google doc]

Bruno “Ermes” Bartesaghi e la vita difficile

maggio 12, 2010

Bruno ERMES Bartesaghi ci ha raccontato alcuni aspetti della difficilissima vita di montagna. I partigiani della 55ª Brigata Rosselli, come ERMES, avevano due fondamentali problemi da risolvere: il primo era quello del cibo e di non secondaria importanza era l’attrezzatura, l’abbigliamento per ripararsi dal rigido freddo delle valli. Bartesaghi racconta di cosa ci si nutriva in montagna e anche degli espedienti che si trovavano per ripararsi dal freddo.

Alcuni ricercatori storici lecchesi raccontano che spesso i “ribelli” si nutrivano per giorni e giorni di una bevanda, che loro chiamavano caffè anche se non era che acqua bollita con zucchero e un po’ di orzo.

Intervista a “Ermes” Bartesaghi:

I fratelli Besana

maggio 12, 2010
guerino besana

Guerino Besana

Carletto Besana

Carletto Besana, nato a Barzanò il 1 luglio 1920, di professione operaio, dopo l’8 settembre 1943 svolge intensa attività di collegamento e rifornimento fra la Brianza e la Valsassina (Lecco) dove con il fratello Guerino (anch’egli operaio, nato a Barzanò, il 27 settembre 1918) si era unito a bande partigiane.
Il 20 luglio 1944, Carletto, incaricato di prelevare armi a Costa Masnaga, viene ferito a un fianco in uno scontro a fuoco. Ricercato, è costretto a rimanere nascosto; appena guarito ritorna in Valsassina.
L’11 ottobre 1944, durante un rastrellamento di SS italiane nella valle tra Biandino e Introbio, Guerino viene ferito gravemente alle sette del mattino. Si trascina su per la montagna per avvertire i compagni che lo trovano morente alle sette di sera nei pressi di una grotta.
Carletto accorre alla notizia del ferimento del fratello che gli muore tra le braccia. Non vuole abbandonarlo ai cani dei fascisti che battono la valle e rimane a vegliarlo nella grotta. Viene catturato anch’esso dalle stesse SS di stanza ad Oggiono che hanno ucciso il fratello.
Tradotto a Casargo (Lecco), viene rinchiuso con tredici compagni in un pozzo, sottoposto a lunghi interrogatori e seviziato. Processato il 13 ottobre 1944 a Casargo, da un tribunale misto tedesco e fascista, viene condannato a morte.
Mentre aspetta di essere fucilato scrive poche righe alla madre: “Cara mamma, fatevi coraggio quando riceverete la notizia della nostra morte, ho ricevuto i Sacramenti e muoio in pace col Signore. Mamma non pensate al fratello Guerino perché l’ho assistito io alla sua morte. Arrivederci in Paradiso. Figlio Carlo. Ciao.”

Viene fucilato alle ore 15 del 15 ottobre 1944 presso il cimitero di Introbio (Lecco). Vengono fucilati con lui Benedetto Bocchiola, Antonio Cendali, Franco Guarnieri, Andrea Ronchi e Benito Rubini.
Dopo il 25 aprile 1945, le salme dei due fratelli Besana vengono recuperate e riportate al paese natale di Barzanò.
Qui il 10 maggio si svolgono i solenni funerali.

Gianna Rocca: una storia di coraggio

maggio 12, 2010

Gianna Rocca

Gianna Rocca era impiegata presso l’ufficio anagrafe di Rovagnate. Uno dei suoi amici era il sig. Luzzu che suonava la fisarmonica e per questo aveva attirato l’attenzione di Gianna, poco più che ventenne.

Ma oltre che essere un simpatico musicista, Luzzu era anche un partigiano e un giorno le chiese di falsificare delle carte di identità per alcuni partigiani della Val D’Ossola. Gianna accettò.

Per una ventenne non era certo facile mascherare la tensione per non essere scoperta. Tra l’altro, spesso un brigadiere la fissava insistentmente ma i suoi probabili sospetti non si concretizzarono in accuse vere e proprie e Gianna Rocca continuò ad “aiutare l’Italia”, come dice nell’intervista.

Video Intervista a Gianna Rocca

Vera e Gaetano: un amore resistente

maggio 12, 2010


Gaetano Invernizzi e Francesca Ciceri, nota soprattutto con il nome di battaglia Vera, ne hanno passate tante insieme: dalla Resistenza, all’impegno politico.

Gaetano era figlio di tappezzieri di Acquate, apparteneva a una famiglia radicale. Nel corso della Prima Guerra mondiale, entrando in contatto con la realtà di miseria e soprusi del proletariato, maturò la sua scelta socialista.
Vera era invece di Rancio e all’età di 11 anni è già al lavoro in una fabbrica metallurgica.
I due si conoscono alla fine della Prima guerra mondiale ma ben presto Gaetano è costretto dal fascismo a lasciare l’Italia a motivo delle sue idee “sovversive”. Vera lo raggiunge a Parigi dove si sposano. Negli anni trenta i due coniugi tornano spesso in Italia, svolgendo un ruolo attivo di antifascisti, nelle file del Partito Comunista. In URSS partecipano a un corso politico militare. Nel 1936 l’arresto. Gaetano viene condannato a 14 anni e Vera a 8, con l’accusa di cospirazione contro lo Stato e ricostituzione del Partito comunista.

Vera sconta la pena a Perugia ed esce anticipatamente dal carcere grazie alla nascita dei figli del principe ereditario. Nel 1943 col marito sale in Erna a costituire la brigata partigiana “Carlo Pisacane” che verrà attaccata da soverchianti truppe tedesche nel primo rastrellamento d’autunno 1943.

Raggiunta Milano, Invernizzi assume responsabilità sindacali sempre maggiori durante la clandestinità e poi a Liberazione avvenuta, ruoli di grande rilevanza anche sul piano dell’organizzazione sindacale mondiale.

Vera Ciceri ci ha lasciato un esempio di coerenza e di forza d’animo non comuni grazie alla sua forza di carattere, animata da incrollabili principi.

Per approfondire:
Alasia, “Gaetano Invernizzi: dirigente operaio”, Milano, 1976, Vangelista Editore

da questo libro abbiamo tratto alcuni passaggi significativi e davvero appassionanti

A Premana, intervista ad alcuni partigiani

maggio 11, 2010

premana Premana (Lc) è un piccolo paese della Valsassina. Qui vivono alcune persone che hanno combattuto nella 55ª Brigata garibaldina “Fratelli Rosselli”.

Nei loro racconti, il senso di smarrimento di ragazzi che si trovano ad avere a che fare con la guerra che toglie da mangiare e con gli occupanti tedeschi che tolgono ogni libertà.
I premanesi che abbiamo incontrato descrivono la paura della gente che, a volte, si rifiutava di aiutare i partigiani, terrorizzata dai rastrellamenti; raccontano le paure e le preoccupazioni di chi viveva in montagna lontano dagli affetti.
Abbiamo chiacchierato con loro per una mattinata.

I premanesi hanno avuto un ruolo importante nella lotta di liberazione poichè questa valle stretta e la posizione strategica del piccolo borgo hanno fatto sì che queste zone diventassero teatro di sanguinosi scontri tra i tedeschi e le formazioni partigiane.

premanesi

Partigiani a Premana

Il signor Giuliano Cedro ci ha raccontato che la sua scelta di stare con i partigiani è avvenuta all’età di diciassette anni, dopo che il padre e il fratello maggiore erano stati arrestati perchè antifascisti e portati alla prigione Sant’Agata a Bergamo. Un altro fratello era stato deportato in Germania.
A Giuliano, rimasto solo, con la casa distrutta dai tedeschi, il tenente Todeschini consigliò di unirsi alle formazioni partigiane.
Le reclute delle formazioni partigiane venivano portate alla Botella, dove ricevevano le armi. Giuliano racconta che aveva paura anche solo a tenere in mano la bomba a mano che gli avevano dato.
Cedro era il più giovane della Brigata Rosselli

Se Giuliano Cedro era solo un ragazzo, altri, come Luigi Gianola erano già adulti e rappresentavano una guida per gli altri.
Luigi Gianola fuggì dopo l’8 settembre e tornò a casa, dove lo attendeva la vita dello sbandato, che non aveva la tessera per il cibo. La gente spesso non capiva l’impegno dei partigiani, a volte per paura, a volte per ignoranza e questo provocava una frustrazione che feriva.
Il signor Luigi visse la Resistenza come comandante e questo ruolo pesava. Era a volte difficile sapere di avere la responsabilità di tanti ragazzi.
E poi l’insurrezione…Gianola ricorda l’ultimatum dato dal tenente Todeschini che a pochi giorni dal 25 aprile 1945 disse ai suoi che non era più tempo di attendere, ognuno doveva schierarsi e decidere se stare con i partigiani, fino alla fine.
Il 24 notte siamo arrivati a Lecco.
Dopo la guerra sono state dette molte cose sui partigiani, ma Luigi Gianola ricorda che quando veniva requisita della merce dai negozi, per nutrire i giovani partigiani, veniva rilasciato ai negozianti un buono, quando la merce non poteva essere pagata e dopo la guerra tutti i debiti sono stati saldati. Lo stesso non è accaduto dall’altra parte infatti spesso i fascisti si sono macchiati di furti veri e propri, non solo di alimentari, ma anche dei pochi soldi che le famiglie riuscivano faticosamente a risparmiare, dei gioielli di famiglia, dei mobili delle modeste case…

Fermo Rizzi invece era una staffetta. Ci ha raccontato che una volta ha avuto veramente paura, perchè nel bel mezzo dei rastrellamenti del 1944 era stato incaricato di andare a portare una comunicazione. Racconta Rizzi che si dormiva per terra nelle stalle, la vita era molto dura e si mangiava solo quando si poteva. Poi di notte ci si doveva spostare oppure fare azioni come ad esempio tagliare i pali del telefono.
Rizzi racconta che i tedeschi non si sono quasi visti in queste zone e “facevano più paura i repubblichini”.

Sergio Gianola ci ha raccontato invece la storia per cui la via più importante di Lecco ha preso il nome “Corso Martiri della Liberazione”. Infatti il giorno dell’insurrezione alcuni fascisti si erano asserragliati proprio in uno dei palazzi di C.so Martiri. Accerchiati dai partigiani questi loschi figuri avevano esposto la bandiera bianca, ma nel momento in cui i partigiani si fecero avanti per andare ad arrestarli questi si misero a sparare uccidendo una decina di giovani.

Gerolamo Ambrosioni chiamato alle armi si rifiutò di combattere per la Repubblica di Salò. Non appena i fascisti si accorsero della sua assenza lo andarono a chiamare e gli intimarono di presentarsi al comando della Brigata Nera il giorno successivo.
Ma la sera dello stesso giorno lui e un suo amico fecero una finta partenza. Salutarono tutti e con l’aiuto di Don Croci andarono all’alpeggio di Ronco e poi, nel bosco, si travestirono da donne e, per vie secondarie, ritornarono in paese.

Giuseppe Bellati era il figlio del custode del Rifugio Pio XI. Una sera un premanese si avvicina a suo padre, che era un antifascista, puntandogli contro il mitra. Il Rifugio, che aveva ospitato dei partigiani fu completamente distrutto (foto sotto).

Rifugio Pio XI
Nomi di battaglia:
Giuseppe Bellati URSI
Gerolamo Ambrosioni FAUSTO
Fermo Rizzi FRANCO
Sergio Gianola ITALO

Video n. 1 dell’intervista ai partigiani di Premana: [guarda il video su Youtube]

Video n. 2 dell’intervista ai partigiani di Premana: [guarda il video su Youtube]