Archive for the ‘Video Interviste’ Category

Conversando con Giancarla Pessina, Presidente ANPI

maggio 21, 2010
  • Giancarla Riva Pessina si è sempre occupata di scuola ed è stata per anni rappresentante dei genitori. Ha alle spalle una lunga militanza nel PSI e dal 1980 è componente del comitato direttivo dell’ANPI. Da due anni ricopre la carica di Presidente dell’ANPI di Lecco.

  • Abbiamo chiesto alla sig.ra Pessina quali sono stati gli aspetti che hanno determinato il suo impegno civile che è durato tutta una vita. Inoltre Giancarla Pessina ci ha raccontato i motivi che, secondo lei, rendono importante, ancora oggi, parlare di antifascismo.


    Continuo a ritenere importante ANPI perchè ritengo importante il concetto di antifascismo. L’antifascismo è un’ideologia, è una forma mentis. C’è proprio una ragione politica e, dentro di me, ci sono cose che ho sempre rifiutato: la divisa, le grandi parate. E se devo essere sincera ho sempre rifuggito anche le grandi manifestazioni “a sinistra”.

    Io ho militato nei Giovani Socialisti e ho svolto una certa attività in questo partito, fino a quando si costituì lo PSIUP. Poi non mi sono più iscritta perchè i partiti erano strutture monolitiche, si parlava delle cosiddette “cinghie di trasmissioni”, c’era una specie di lunga mano. A me queste cose non piacevano, preferivo l’impegno sindacale o nella società civile perchè sentivo una maggiore autonomia.

    Quando sono entrata nel comitato ANPI si cominciava a sentire il bisogno di andare a portare delle esperienze di antifascismo nelle scuole. Sentivo di fare della politica un servizio. Sentivo la politica come una necessità per la vita. Non capivo il fare politica per la carriera.

    Il secondo video dell’intervista a Giancarla Pessina è su Youtube: http://www.youtube.com/watch?v=Yso0jy2-o4U

    Leggi le riflessioni di Giancarla Pessina [see google doc]

    Bruno “Ermes” Bartesaghi e la vita difficile

    maggio 12, 2010

    Bruno ERMES Bartesaghi ci ha raccontato alcuni aspetti della difficilissima vita di montagna. I partigiani della 55ª Brigata Rosselli, come ERMES, avevano due fondamentali problemi da risolvere: il primo era quello del cibo e di non secondaria importanza era l’attrezzatura, l’abbigliamento per ripararsi dal rigido freddo delle valli. Bartesaghi racconta di cosa ci si nutriva in montagna e anche degli espedienti che si trovavano per ripararsi dal freddo.

    Alcuni ricercatori storici lecchesi raccontano che spesso i “ribelli” si nutrivano per giorni e giorni di una bevanda, che loro chiamavano caffè anche se non era che acqua bollita con zucchero e un po’ di orzo.

    Intervista a “Ermes” Bartesaghi:

    Gianna Rocca: una storia di coraggio

    maggio 12, 2010

    Gianna Rocca

    Gianna Rocca era impiegata presso l’ufficio anagrafe di Rovagnate. Uno dei suoi amici era il sig. Luzzu che suonava la fisarmonica e per questo aveva attirato l’attenzione di Gianna, poco più che ventenne.

    Ma oltre che essere un simpatico musicista, Luzzu era anche un partigiano e un giorno le chiese di falsificare delle carte di identità per alcuni partigiani della Val D’Ossola. Gianna accettò.

    Per una ventenne non era certo facile mascherare la tensione per non essere scoperta. Tra l’altro, spesso un brigadiere la fissava insistentmente ma i suoi probabili sospetti non si concretizzarono in accuse vere e proprie e Gianna Rocca continuò ad “aiutare l’Italia”, come dice nell’intervista.

    Video Intervista a Gianna Rocca

    A Premana, intervista ad alcuni partigiani

    maggio 11, 2010

    premana Premana (Lc) è un piccolo paese della Valsassina. Qui vivono alcune persone che hanno combattuto nella 55ª Brigata garibaldina “Fratelli Rosselli”.

    Nei loro racconti, il senso di smarrimento di ragazzi che si trovano ad avere a che fare con la guerra che toglie da mangiare e con gli occupanti tedeschi che tolgono ogni libertà.
    I premanesi che abbiamo incontrato descrivono la paura della gente che, a volte, si rifiutava di aiutare i partigiani, terrorizzata dai rastrellamenti; raccontano le paure e le preoccupazioni di chi viveva in montagna lontano dagli affetti.
    Abbiamo chiacchierato con loro per una mattinata.

    I premanesi hanno avuto un ruolo importante nella lotta di liberazione poichè questa valle stretta e la posizione strategica del piccolo borgo hanno fatto sì che queste zone diventassero teatro di sanguinosi scontri tra i tedeschi e le formazioni partigiane.

    premanesi

    Partigiani a Premana

    Il signor Giuliano Cedro ci ha raccontato che la sua scelta di stare con i partigiani è avvenuta all’età di diciassette anni, dopo che il padre e il fratello maggiore erano stati arrestati perchè antifascisti e portati alla prigione Sant’Agata a Bergamo. Un altro fratello era stato deportato in Germania.
    A Giuliano, rimasto solo, con la casa distrutta dai tedeschi, il tenente Todeschini consigliò di unirsi alle formazioni partigiane.
    Le reclute delle formazioni partigiane venivano portate alla Botella, dove ricevevano le armi. Giuliano racconta che aveva paura anche solo a tenere in mano la bomba a mano che gli avevano dato.
    Cedro era il più giovane della Brigata Rosselli

    Se Giuliano Cedro era solo un ragazzo, altri, come Luigi Gianola erano già adulti e rappresentavano una guida per gli altri.
    Luigi Gianola fuggì dopo l’8 settembre e tornò a casa, dove lo attendeva la vita dello sbandato, che non aveva la tessera per il cibo. La gente spesso non capiva l’impegno dei partigiani, a volte per paura, a volte per ignoranza e questo provocava una frustrazione che feriva.
    Il signor Luigi visse la Resistenza come comandante e questo ruolo pesava. Era a volte difficile sapere di avere la responsabilità di tanti ragazzi.
    E poi l’insurrezione…Gianola ricorda l’ultimatum dato dal tenente Todeschini che a pochi giorni dal 25 aprile 1945 disse ai suoi che non era più tempo di attendere, ognuno doveva schierarsi e decidere se stare con i partigiani, fino alla fine.
    Il 24 notte siamo arrivati a Lecco.
    Dopo la guerra sono state dette molte cose sui partigiani, ma Luigi Gianola ricorda che quando veniva requisita della merce dai negozi, per nutrire i giovani partigiani, veniva rilasciato ai negozianti un buono, quando la merce non poteva essere pagata e dopo la guerra tutti i debiti sono stati saldati. Lo stesso non è accaduto dall’altra parte infatti spesso i fascisti si sono macchiati di furti veri e propri, non solo di alimentari, ma anche dei pochi soldi che le famiglie riuscivano faticosamente a risparmiare, dei gioielli di famiglia, dei mobili delle modeste case…

    Fermo Rizzi invece era una staffetta. Ci ha raccontato che una volta ha avuto veramente paura, perchè nel bel mezzo dei rastrellamenti del 1944 era stato incaricato di andare a portare una comunicazione. Racconta Rizzi che si dormiva per terra nelle stalle, la vita era molto dura e si mangiava solo quando si poteva. Poi di notte ci si doveva spostare oppure fare azioni come ad esempio tagliare i pali del telefono.
    Rizzi racconta che i tedeschi non si sono quasi visti in queste zone e “facevano più paura i repubblichini”.

    Sergio Gianola ci ha raccontato invece la storia per cui la via più importante di Lecco ha preso il nome “Corso Martiri della Liberazione”. Infatti il giorno dell’insurrezione alcuni fascisti si erano asserragliati proprio in uno dei palazzi di C.so Martiri. Accerchiati dai partigiani questi loschi figuri avevano esposto la bandiera bianca, ma nel momento in cui i partigiani si fecero avanti per andare ad arrestarli questi si misero a sparare uccidendo una decina di giovani.

    Gerolamo Ambrosioni chiamato alle armi si rifiutò di combattere per la Repubblica di Salò. Non appena i fascisti si accorsero della sua assenza lo andarono a chiamare e gli intimarono di presentarsi al comando della Brigata Nera il giorno successivo.
    Ma la sera dello stesso giorno lui e un suo amico fecero una finta partenza. Salutarono tutti e con l’aiuto di Don Croci andarono all’alpeggio di Ronco e poi, nel bosco, si travestirono da donne e, per vie secondarie, ritornarono in paese.

    Giuseppe Bellati era il figlio del custode del Rifugio Pio XI. Una sera un premanese si avvicina a suo padre, che era un antifascista, puntandogli contro il mitra. Il Rifugio, che aveva ospitato dei partigiani fu completamente distrutto (foto sotto).

    Rifugio Pio XI
    Nomi di battaglia:
    Giuseppe Bellati URSI
    Gerolamo Ambrosioni FAUSTO
    Fermo Rizzi FRANCO
    Sergio Gianola ITALO

    Video n. 1 dell’intervista ai partigiani di Premana: [guarda il video su Youtube]

    Video n. 2 dell’intervista ai partigiani di Premana: [guarda il video su Youtube]